Twin Peaks, il grande ritorno

Twin Peaks non è un semplice telefilm. A parer di chi vi scrive è molto altro, si tratta di un vero e proprio prodotto pioneristico. Se guardiamo al successo di serie più recenti come True Detective, possiamo comprendere come ciò sia in parte dovuto proprio a Twin Peaks, in quanto serie tv che ha “fatto scuola”. Per comprendere il fatto che non sia una serie qualunque basta dire che la sua paternità non appartiene ad un anonimo regista che non è riuscito a sfondare nel mondo cinema, ma nientemeno che al maestro David Lynch, che insieme a Mark Frost ha ideato e costruito una delle serie più riuscite della storia della tv. È stata quet1sta infatti la prima volta che un regista noto per aver diretto film di successo decide di curare un prodotto televisivo (Lynch vantava già alcuni importanti riconoscimenti internazionali e persino una nomination all’Oscar per The Elephant Man). Per questa e tante altre ragioni la notizia che nel 2016 verrà presentato un seguito ha inevitabilmente generato non solo un frenetico conto alla rovescia ma anche una doverosa riflessione su ciò che Twin Peaks ha rappresentato per tutti noi. Ovviamente, questa lunga attesa ci ha riservato anche colpi di scena in pieno stile lynchiano, pochi mesi fa infatti ha cominciato a circolare la voce che lo stesso David Lynch avesse abbandonato le riprese per il mancato accordo economico con la produzione. Poco dopo, questi “rumors” sono stati confermati dai diretti interessati che con profondo dispiacere ammettevano che la terza stagione non sarebbe stata curata da colui che ha reso Twin Peaks oggetto di culto. Ma, proprio quando ormai ogni speranza era svanita, ecco spuntare il tanto agognato accordo. E come una scintilla si riaccende l’entusiasmo che sembrava perduto.  Tuttavia, per coloro che hanno seguito la serie fino in fondo, non è stata una sorpresa così inaspettata. C’è un passaggio (proprio nell’ultima puntata) in cui la stessa Laura Palmer, apparsa a Cooper, afferma: “I’ll see you again in 25 years”.  Chi conosce Lynch sa bene che nulla è dato al caso e che anche il dettaglio più insignificante nasconde un accurato ragionamento.

La prima stagione della serie fu vista negli Stati Uniti da circa trenta milioni di persone, che diminuirono progressivamente fino alla metà della seconda stagione, quando fu reso noto (nonostante il parere contrario di Lynch) l’identità dell’assassino di Laura Palmer. Nei mesi che seguirono la tanto attesa rivelazione, la serie perse gran parte degli spettatori e fu sospesa dal canale che la mandava in onda, l’ABC. Fortunatamente, una campagna promossa da alcuni appassionati convinse il canale a trasmettere le ultime 6 puntate.

Nonostante il suo declino, Twin Peaks rimane un momento memorabile nella storia della televisione (anche in Italia) in quanto ha influito nella costruzione di alcune caratteristiche che oggi sono avvertite come proprie di una narrazione televisiva, fra queste ad esempio un notevole approfondimento psicologico dei personaggi. Tuttavia, ciò che rende Twin Peaks una serie diversa da tutte le precedenti è la presenza, quasi sistematica, di una serie di elementi enigmatici che attraggono lo spettatore come una calamita sul frigorifero.  Accanto a queste scene apparentemente incomprensibili e un po’ inquietanti, il telefilm conteneva situazioni “comiche”, come le saltuarie apparizioni del supervisore di Cooper (interpretato dallo stesso David Lynch)  e tutta una serie gag ricorrenti, fra cui l’ossessione dello stesso Cooper per la torta alle ciliegie e il caffè nero.

La storia in questione è ambientata a Twin Peaks, una  cittadina immaginaria situata nello stato di Washington.  L’apparente stabilità di questo pezzetto di America viene turbata dal ritrovamento del cadavere di Laura Palmer, figlia unica dell’avvocato Leland Palmer.  Le indagini, affidate al detective Dale Cooper, consentono di far emergere il lato più oscuro e nascosto di questa piccola comunità. È la prima volta che per un programma televisivo diventa necessaria una così accurata riflessione. Sono molti i dubbi e le perplessità che emergono puntata dopo puntata, queste rt2iguardano il più delle volte le assurde visioni di Cooper. Nel corso della storia, alcune di queste visioni si rivelano utili per ottenere indizi circa le misteriose scomparse delle numerose vittime altre, però, sfuggono all’ immediata comprensione. Come tutte le volte in cui la comprensione non è scontata, si apre davanti a noi un ventaglio di molteplici interpretazioni, alcune delle quali in contrasto tra loro. È così, anche chi vi scrive, ha provato a elaborarne una propria. Dietro l’assassino di Laura Palmer non si nasconde una persona o un gruppo di persone, ciò di cui è vittima la giovane studentessa di Twin Peaks è la malvagità  e la sconfinata perversione umana. Nessuno si sente più al sicuro, la comunità di una cittadina immersa nella quiete conosce qualcosa che non aveva mai provato fino ad ora: tutte le certezze vengono meno. Laura non è l’unica, altre sono le  vittime che vengono travolte dalla furia omicida che si diffonde come una epidemia per le strade di quella un tempo era solo un’anonima cittadina e  che ora sembra essere sprofondata in un incubo. Tutti questi elementi sono facilmente ricollocabili in tanti altri film del maestro David Lynch. All’interno di molti dei suoi lavori viene oltrepassato il confine aldilà del quale ogni certezza e convenzione crollano, per lasciar il posto ad uno stato di insicurezza in cui emerge il  lato più oscuro della nostra coscienza. Non è un caso che i protagonisti delle sue storie siano vittime di cambi di identità, stravolgimenti esistenziali o drammi irreparabili e che inevitabilmente, il più delle volte, cadano nell’oblio.

In questo microcosmo anche la musica acquista grande rilievo. La Soundtrack è opera del compositore italo-americano Angelo Badalamenti, grande amico di Lynch, per il quale aveva già curato le colonne sonore di due grandi film, Velluto blu e Cuore selvaggio. Il mistero, la paura e l’inquietudine che avvolgono il mondo di Twin Peaks non sarebbero tali senza il suo accompagnamento musicale.  Una presenza quasi costante sia nella serie che nel prequel, Fuoco cammina con me. Basti pensare al sottofondo che accompagna la sigla di apertura, sono sufficienti pochi secondi per farci accedere in un mondo mistico e surreale, un mondo che da un lato ci attrae dall’altro ci spaventa. Queste prime note ci permettono di entrare in punta di piedi in una piccola cittadina colma di segreti che stimolano fantasia e curiosità. Sono diversi anche i momenti noir/jazz che permettono in alcune scene di alleggerire la tensione e contribuiscono in altre a creare un’atmosfera surreale e misteriosa. Insomma, la colonna sonora di Angelo Badalamenti è un elemento imprescindibile nella costruzione di Twin Peaks, un concentrato di emozioni senza tempo che non può che attirare e impaurire chiunque vi graviti intorno. Ed è per questo che Lynch ha voluto affidarsi nuovamente a Badalamenti, reinserendolo nella squadra che sta lavorando alla terza stagione.

Non ci resta, dunque, che attendere impazienti l’uscita della terza stagione, per commentarla con altrettanto entusiasmo e per riammirare la grandezza di una delle menti più brillanti che il Cinema abbia mai conosciuto. Che il conto alla rovescia abbia inizio!

Giulio Greco

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