Antropophagus still alive: Ricordando Joe D’Amato

AntropophagusQuest’articolo vuole essere un sincero omaggio all’artista Aristide Massaccesi, in arte Joe D’Amato. Regista tuttofare ha realizzato circa 200 film nella sua carriera. Ha incontrato tutti i generi possibili, dall’horror al porno, firmati con i più fantasiosi pseudonimi. Debutta al cinema con il decamerotico “Sollazzevoli voglie di mogli gaudenti e mariti impenitenti”. Fin da subito dimostra la sua versatilità girando, nello stesso periodo due western (“Un bounty killer a Trinità” e “Scansati… a Trinità arriva Eldorado”), due peplum erotici ( “La rivolta delle gladiatrici”, co-diretto con Steve Carver, e “Diario di una vergine romana”), un war movie (“Eroi all’inferno”), e un horror (“La morte ha il sorriso dell’assassino”). “Giubbe Rosse”, pellicola interpreta da Fabio Testi e Renato Cestiè, è la prima firmata con, il nome d’arte, Joe D’Amato. A raccontarlo è lo stesso regista in un’ intervista su Nocturno, citata nel dizionario Stracult di Marco Giusti. “Un produttore, Ermanno Donati, mi disse: Oggi vanno di moda gli italo-americani: Scorsese, Coppola, De Niro… perché non ti firmi Joe D’Amato? Poi questo nome è diventato una specie di marchio, di fabbrica, che funzionava”. L’esplosione di Massaccesi avvenne con la serie erotica di “Emanuelle nera”, interpretata da Laura Gemser. Joe D’Amato è considerato un pioniere dell’hard italico, infatti “Sesso nero” è considerato il primo film porno italiano. Antropophagus, horror cannibalico di forte impatto, è il suo film più noto. Dopo aver circumnavigato tutti i generi possibili, nel 1993 passa definitivamente al cinema a luci rosse. Per un certo periodo è stato anche produttore, lanciando registi come Michele Soavi e Fabrizio Laurenti. E’ morto nel 1999.

Ho voluto raccogliere le testimonianze delle persone che l’hanno conosciuto, lavorato con lui o che si sono occupati della sua filmografia. Desidero ringraziarli del loro contributo che ha permesso, questo piccolo ma sentito ossequio a Massaccesi. Antonio Tentori, saggista di alcuni libri su D’Amato nonché sceneggiatore del suo ultimo horror “papaya dei caraibiFrankenstein 2000”, mi ha raccontato del rapporto lavorativo che ha avuto con D’Amato.

“Lavorare con Aristide era un vero piacere, perché ci si divertiva molto con lui. Era una persona adorabile, di grande umanità e con un innato senso dell’umorismo. Quando andavo a trovarlo in ufficio c’era sempre un’atmosfera amichevole, serena, quasi di famiglia, anche perché i suoi collaboratori erano sempre gli stessi. Mi ricordo che quando c’erano delle parti nella sceneggiatura che non funzionavano, mi diceva di rifarle, ma finiva spesso in una delle sue inconfondibili risate. Il suo metodo lavorativo era quello di una produzione artigianale che realizzava molti film low budget, diretti da lui stesso e da altri registi, girando anche all’estero. Era una persona che andava subito sull’immediato, nel senso che non c’era tempo per girare intorno ai progetti: o si facevano oppure no. Non perdeva mai tempo. Così il film partiva, era messo in preparazione, come è accaduto con Frankenstein 2000, che aveva già una sceneggiatura, di cui però Aristide non era del tutto convinto. Il suo rappresenta un modo di fare cinema che adesso in Italia è diventato raro, ma che a mio avviso è ancora un ottimo esempio di cinema low budget… I suoi generi preferiti erano l’horror e il thriller. Aveva sempre voglia di farne uno nuovo, infatti, tra i suoi ultimi lavori c’è La iena, che è un giallo erotico. Ma era l’horror era il genere preferito. (Gli chiedo della collaborazione fra Massaccesi e Montefiori)… era una vera amicizia e una collaborazione che è durata per moltissimi anni. Ritengo che insieme si completassero a vicenda. Sia come attore che in qualità di sceneggiatore, Luigi Montefiori-George Eastman ha firmato alcuni dei più interessanti film di Aristide.”

orgasmo neroGordiano Lupi, mi ha parlato del sodalizio artistico tra Massaccesi e Bruno Mattei, di cui aveva già scritto nel volume “Bruno Mattei, l’ultimo Artigiano”. Mi ha descritto minuziosamente le varie collaborazioni di Mattei nei film di D’Amato.

“ …Emanuelle e Françoise (Le sorelline) (1975) non ha niente a che vedere con la serie di Emanuelle nera. Si tratta di un thriller erotico che ricorda i lavori successivi soltanto per il nome della protagonista. Il film è scritto, sceneggiato e diretto da Aristide Massaccesi e Bruno Mattei, però decidono di comune accordo di accreditarlo soltanto a Joe D’Amato, un nome in ascesa nel gradimento popolare. A sentire Mattei il ruolo di Joe D’Amato sarebbe limitato alla direzione della fotografia: il grosso del film sarebbe opera sua, sia come sceneggiatura sia come montaggio. Prendiamo la dichiarazione con il beneficio dell’inventario, anche perché non esiste una controprova e inseriamo la pellicola nella filmografia di entrambi i registi. Il film è massacrato dalla censura nelle scene saffiche e di sodomizzazione, ma quel che resta è abbastanza esplicito e crudo.. Girato in due versioni, come di moda nel periodo. La versione soft è quella ufficiale, quella hard all’estero è rimpolpata da scene apocrife. Alcuni attori sono voluti da Bruno Mattei: Rosemarie Lindt, vista e apprezzata in Salon Kitty (1975) di Tinto Brass ma anche amica personale del regista, e Luciano Rossi, eccezionale nelle parti da pazzo con i suoi occhi spiritati. Patrizia Gori, invece, è fidanzata con il regista Franco Lo Cascio che frequenta il set per motivi personali, ma che diventerà amico e collaboratore di Aristide Massaccesi. La scena onirica del banchetto cannibalico è un’idea originale di Massaccesi, non prevista dalla sceneggiatura, ma davvero geniale, anche se provoca molti problemi con la censura. In definitiva il film si ricorda soprattutto per certe sequenze eccessive. Il rapporto sul set tra Mattei e Massaccesi si limita a questo film. Mattei collabora con Joe D’Amato per Eva nera, ne cura il montaggio e l’edizione, fornisce un lavoro complesso perché trasforma Jack Palance da buono in cattivo. Mattei riconosce genio e inventiva a Massaccesi, in tempi recenti lavora su alcuni suoi vecchi film come Diario di una vergine romana. Il merito di aver rivitalizzato una frankestein 2000pellicola girata in 2P è tutto di Mattei. Egli collabora con Joe D’Amato anche a Le notti porno nel mondo (1977 e 1978), due pellicole con protagonista Laura Gemser, ma il suo coinvolgimento si limita alle scene senza l’attrice indonesiana e al materiale di repertorio acquistato in Svizzera e montato dal regista. Le notti porno nel mondo (1976) è un film del genere mondo movie; D’Amato esperimenta così anche quel genere così controverso e discusso che fu il cavallo di battaglia di Gualtiero Jacopetti. La regia è attribuita a Jimmy Matheus (Bruno Mattei) ma Joe D’Amato è accanto a lui. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Mattei, la fotografia di Enrico Biribicchi (quasi un’eccezione che non sia di Massaccesi), la musica di Gianni Marchetti, il montaggio di Vincenzo Vanni. Lo produce Mario Paladini per la Sorgente Cinematografica. Distribuito da Fida. I protagonisti sono soltanto Laura Gemser che fa la parte di se stessa e Marina Frajese per la versione hard distribuita all’estero. Laura Gemser ci conduce alla scoperta di una serie di spettacoli erotici ambientati in varie parti del mondo. Si parte con una filippica contro i falsi moralismi, mentre scorrono le immagini notturne di una Las Vegas che la troupe non ha mai visto. Pare chiaro sin da subito che i vari night club sono tutti romani e che il film, secondo la buona tradizione dei mondo movies, suona falso come una moneta contraffatta. Si tratta quindi di un finto reportage erotico che Mattei ricostruisce vagando per i vari locali della capitale. D’Amato si occupa soltanto di girare le parti di raccordo con Laura Gemser. Il film è stato tagliato abbondantemente dalla censura e Massaccesi lo ha dovuto rattoppare alla meglio con nuovo materiale per garantirne l’uscita. Porno Holocaust è un hard-horror scritto dal duo D’Amato-Montefiori e diretto dal solo D’Amato a Santo Domingo, ma ha dato una mano alla regia anche Bruno Mattei. D’Amato firma la sceneggiatura come Tom Salina e il montaggio è di Ornella Micheli. Da citare anche le belle musiche esotiche di Nico Fidenco. Interpreti: George Eastman (dott. Lemoir), Dirce Funari (Simone Keller), Annj Goren (la Contessa), Mark Shanon (il Tenente) e Lucia Ramirez (Annie). Dirty love è un Flashdance erotico, diretto da D’Amato, con poche varianti. Pochi mesi dopo Massaccesi sente pure il bisogno di un Dirty love 2 che però affida a Bruno Mattei (Michael Gardoso), anche se pure lui dietro le quinte qualcosa fa. Gli attori principali sono Josie Bisset, Peter Mark e Gabriella Foro”.

end gameDavide Ferrario ha conosciuto Massaccesi durante la realizzazione del film “ Guardami”. La pellicola racconta la storia di una pornostar che si ritrova ad affrontare una feroce malattia. Per poter descrivere, questo mondo, il regista ha frequentato i set a luci rosse per sei mesi. Tra l’altro Joe D’Amato avrebbe dovuto interpretare il ruolo di un regista porno, però egli morirà alcuni giorni prima delle riprese. Quel personaggio, ispirato alla figura di Massaccesi, è stato interpretato dal regista Antonello Grimaldi.

“ Joe D’Amato non era contento di fare il porno. Lui doveva fare il film con me, “Guardami”, poi è morto prima delle riprese… lui faceva il cinema davvero, anche quando faceva i film western, o le pellicole sui gladiatori, non era nemmeno contento di farli. Aristide avrebbe voluto far l’autore, perché era tecnicamente bravo, aveva delle idee… poi si è accontentato ed è rimasto li. A forza di accontentarsi è finito a fare il porno. Infatti, lui, nella mia idea del film, un po’ è rimasta nella figura interpretata da Grimaldi di questo regista triste, insoddisfatto … una volta c’era il cinema, ora mi tocca fare questo … Aristide era interessante come personaggio, era uno su cui costruire una storia, perché lui era più bravo dei film che faceva. Lui era cosciente di fare film di serie B.”

Roger Fratter ha diretto Joe D’Amato nel documentario “Joe D’Amato totally uncut”, realizzato con i fondatori di “Nocturno”, Davide Pulici e Manlio Gomarasca. Roger mi ha raccontato le impressioni di quella giornata e gli ho chiesto quanto il lavoro di D’Amato abbia influito nelle nuove generazioni di registi.

“Ricordo una bellissima giornata passata con una persona spontanea e simpatica che non si prendeva troppo sul serio. Non so cosa abbia lasciato alle nuove generazioni … A me personalmente ha insegnato l’arte di arrangiarsi… sfruttare al massimo i pochi mezzi a disposizione per cercare di fare buoni film.”

Il compositore Fabrizio Fornaci ha musicato, circa una ventina di film di Joe D’Amato. Mi ha raccontato del rapporto lavorativo con il regista.eroi all'inferno damato

“Ho sempre avuto una simpatia particolare per Aristide. Era una persona molto piacevole. L’ho conosciuto nel 1993, avevo composto le musiche de “ I racconti della camera rossa”, insieme con Piero Montanari che aveva già fatto delle cose con Massaccesi. Da quel momento è partita la nostra collaborazione e abbiamo fatto circa una ventina di film. Era periodo in cui lui si era dedicato al genere erotico e porno. Feci, tra le tante cose, le musiche di “Tharzan” con Rocco Siffredi. Era una persona molto simpatica, aveva quel sarcasmo e quella ironia romana che lo contraddistingueva. Se si presentavano situazioni, problematiche, non era il tipo che si perdeva d’animo, non perdeva mai il suo spirito umoristico. E’ stata una delle poche persone, professionalmente parlando, che mi manca. Era un grande professionista, veniva da una famiglia di cinematografari. Mi raccontava che fin da piccolo frequentava l’ambiente cinematografico … all’epoca facevamo i film in costume, erano pellicole ambientate nel settecento, o nella Chicago malavitosa degli anni 30 e quindi le musiche dovevano rispecchiare le atmosfere del periodo. Era un rapporto molto diretto, lui dava delle indicazioni, però lasciava libertà al musicista per quanto riguarda la scelta dei temi. Io al montaggio ero sempre presente, con la montatrice (Rosanna Landi, fonte Fratter), Aristide e Piero … all’epoca non c’era il montaggio digitale, quindi la pellicola veniva riversata su un nastro magnetico e montata in moviola. Era un lavoro frenetico, si lavorava in catena di montaggio. Fai conto che Aristide girava quattro – cinque film in poco tempo, tornava col materiale da montare e quindi capitava che si lavorasse su più film contemporaneamente. Solitamente venivano delle pellicole porno venivano ricavate due versioni: la versione hard e quella cable. Quest’ultima la vendevano alle tv satellitari. Per realizzare questa versione, veniva ripassato il nastro sul RVM, venivano ingrandite le immagini e tagliate le parti esplicite. Tra l’altro era uno dei pochi nel porno che girava ancora in pellicola. Negli ultimi anni, esigenze economiche lo costrinsero a usare il digitale … Aristide faceva questi film con la mano sinistra. Si è ritrovato a fare il porno perché, la sua società di produzione, non navigava in buone acque”.

il piacere Concludo, con il ricordo del produttore Gianni Paolucci.

“E’ difficile esprimere un ricordo del regista Joe D’Amato senza inevitabilmente legarlo all’uomo Aristide Massaccesi, vede, quello che molti non hanno saputo cogliere nel regista é la strettissima affinità con l’uomo. Infatti, Aristide stava a Joe come Joe stava ad Aristide e non c’era possibilità alcuna che i due si scindessero. Per chi ha avuto il piacere di conoscere entrambi sa’ bene quanto il regista risentisse del modo di essere eccentrico, gigione, quasi bohemien dell’uomo, nelle sue regie vi era tutto il suo essere ed, infatti, nei suoi film non mancavano mai l’inventiva e il sottile humor che erano elementi, propri, di Aristide”.

                                                                                                                                                                                                                                                                             Tiziano Rapanà

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