Il curioso del cinema: Conversando con Renzo Martinelli

Crede nel destino? Domanda curiosa da porre a un regista. Me l’ha fatto notare lo stesso Martinelli. Eppure era l’unica domanda che mi era venuta in mente. Renzo Martinelli, una filmografia, la sua segnata da numerose coincidenze, ogni suo film ha una storia che si concatena all’altra. Delle tante domande pensate, quella del destino mi sembrava l’unica sensata.

vajont martinelli scanRenzo Martinelli crede nel destino?

(ride) … è una domanda curiosa, si io ci credo fortemente. Anche perché se dovessi fare una riflessione sui film che ho fatto, dovrei costatare che son sempre stati i film ha scegliere me, e non io a scegliere loro. In qualche modo si sono incatenate una serie di circostanze per cui il film si è imposto alla mia attenzione.

Già dai tempi di Porzus?

Assolutamente si

In molti dei suoi film, c’è un aspetto interessato verso l’occulto, la preveggenza, gli oracoli, sogni premonitori…

(Ride nuovamente) sì, infatti, è vero! A proposito di Porzus, io mi stavo laureando per la terza volta in scienze politiche e mentre stavo preparando degli esami di storia contemporanea, mi ero imbattuto in una frase sibillina che recitava cosi … non dimenticherò mai l’efferato episodio di Porzus, di cui nessun libro di storia parlava… M’incuriosisco riguardo al tema, mi documento e scopro che Porzus si trova in una serie di piccole baite sopra Udine. Vado a Udine  e scopro che ci fu questa strage efferata da parte dei partigiani comunisti nei confronti dei partigiani cattolici e da li è nato il film. Mentre facevamo i sopralluoghi della pellicola, siamo andati per puro caso a Erto e Casso, il paese del Vajont, perché cercavamo un paesino che potessimo utilizzare per le riprese di Porzus. Qui siamo stati letteralmente aggrediti da un montanaro rude, che scoprì poi, essere Mauro Corona, il quale mi disse “ ma perché fate un film sui partigiani? Non gliene frega a nessuno dei partigiani. Fate un film sul ” Vajont”. Lui mi porta nella sua bottega e mi da un libro scritto da Tina Merlin, che fino allora non conoscevo, che si chiamava “sulla pelle viva”, che raccontava della tragedia del Vajont e li nasce l’idea del film. Tutti i film hanno avuto questa genesi, in qualche modo una serie fortuita di circostanze.

I suoi film possono essere definiti come pellicole di revisionismo storico …Porzus web

Questo nasce dal mio profondo amore per la storia. Ci sono molti modi di fare cinema, tutti ugualmente legittimi. A me piace questo tipo di cinema, che secondo me ha un potente valore maieutico, ovvero riesce a tirarti fuori delle riflessioni, alla quale non saresti arrivato senza il mio film. La pellicola ha questo enorme potere di far riflettere le persone. Questo è il cinema che piace a me. Evocare una verità che è stata in qualche modo manipolata, rimossa e comunicarla allo spettatore.

La vicenda narrata nel suo ultimo film “11 settembre 1683”, personalmente non la conoscevo…

Sì, perché purtroppo, è un altro episodio molto rimosso. Tutti ricordano la battaglia di Lepanto nel 1571, pochissimi sanno il pericolo mortale che l’Europa ha corso nel 1683, con il grande attacco sferrato dai turchi verso Vienna. Noi abbiamo cercato di far capire che quell’undici settembre è all’origine di quel malessere profondo che sfocerà poi nell’attacco alle torri gemelle. Quel malessere di un’intera cultura verso l’occidente nasce li, da questa grande sconfitta subita a Vienna. Poi l’Occidente ha sicuramente accelerato questo processo con le invasioni sovietiche razziali secondo le ricerche del petrolio, le guerre americane. Noi abbiamo accelerato un processo che era già in corso.

Ancora una volta una pellicola segnata dal destino, l’undici settembre 1683 che si ricollega in qualche modo all’undici settembre 2001. Il destino è un filo importante nella sua carriera …

Secondo noi, sì. Non è stata posta sufficiente riflessione su queste due date. E pensare che per il mondo musulmano la sconfitta di Vienna fu una ferita insanabile. Trecentomila guerrieri musulmani sconfitti da settantamila cani infedeli. Per loro fu una ferita veramente insanabile, per una popolazione, una cultura orgogliosa come quella musulmana, quella sconfitta lasciò il segno.

Il film soprattutto è un racconto avventuroso. Chi non è interessato a queste sfumature storiche, può concentrarsi sul prodotto d’intrattenimento. Questa è una caratteristica fondamentale nei suoi film.

Io ho avuto la fortuna di scrivere un paio di sceneggiature con un grande sceneggiatore italiano, forse uno dei più grandi che è stato Furio Scarpelli della coppia Age e Scarpelli. Porzus lo abbiamo scritto insieme. Furio mi diceva spesso: “ ricordati che il cinema deve insegnare emozionando”. Io ho fatto tesoro di questa frase di Furio, perché secondo me se si riesce a coniugare l’impegno civile, la ricerca storica, la denuncia con la spettacolarità, io credo che sia un risultato straordinario. Io pur non annoiandoti, pur dandoti delle emozioni t’insegno delle cose. E’ evidente che il cinema non può avere una funzione esaustiva, ma una funzione enorme di stimolo di approfondimento.

11-settembre-1683_coverAll’estero questi film come sono visti?

Quello che pochi sanno e che nonostante in Italia io sono spesso attaccato dalla critica per i più svariati motivi, i miei film all’estero vendono. Barbarossa è stato venduto in sessanta paesi, è il film della rai più venduto all’estero. Perché lo giriamo in inglese, perché è un modo di girare molto internazionale. E’ un buon prodotto di genere che trova sul mercato una sua collocazione. Tutti i miei film sono stati venduti all’estero.
L’ultimo film da lei girato ha come protagonista, F. Murray Abraham. Mi racconti il suo rapporto con lui, ormai si può definire il suo attore “feticcio”…

Beh, intanto è un rapporto di grande amicizia, di grande stima reciproca. Lavorare con Murray per un regista è un vero piacere. E’ un uomo che arriva sempre preparatissimo sul set, non ha mai un minuto di ritardo, conosce tutte le sue battute e quelle degli attori coinvolti nella scena. Al primo ciak, la scena è già buona, se ne fa un secondo per scrupolo. E’ veramente un piacere lavorare con un uomo cosi. Ogni volta che faccio un film, cerco di ritagliargli un ruolo che in qualche modo mi consente di stare con lui una settimana, dieci giorni e tirar fuori un personaggio che pochissimi attori sarebbero in grado di rendere con tutte le sfumature di cui è capace Murray.

Tra l’altro il film è anche l’ultimo interpretato da Gianni Musy …

Sì, purtroppo sì. Noi l’abbiamo avuto sul set e stava bene, insomma acciaccato un po’ dagli anni, ma nulla lasciava presagire che potesse andarsene cosi presto.

A proposito di puntualità, si può dire lo stesso di Rauger Hauter, protagonista di Barbarossa? Se ne raccontano parecchie

(Abilmente si divincola dalla mia domanda)… Un altro attore importante con cui ho lavorato è stato Harvey Kaitel, per il mercante di pietre. Con lui c’è un bellissimo rapporto di stima e di amicizia, però sul set è faticosissimo. E’ un grande professionista, ma ha un metodo di lavoro tutto suo, particolare, che viene dai film che ha fatto con Scorsese. Per cui molta improvvisazione attaccamento alla battuta e alla sceneggiatura. Improvvisa moltissimo sul set, ha bisogno sempre di un’ora e mezza di preparazione psicologica prima di un ciak. Per un regista diventa una bella fatica.

Il mercante di pietre, che ha appena citato, cosi come undici settembre 1683 hanno un tema in comune, in altre parole la questione dell’intolleranza religiosa e culturale …

I due film sono stati scritti, in realtà, insieme. Perché a me piaceva con il mercante, analizzare il malessere oggi. Perché dopo l’attacco alle torri abbiamo scoperto che esiste una cultura cosi invelenita dall’occidente, cosi incattivita contro l’occidente. Con l’undici settembre ho cercato di andare alle radici di questo malessere, facendo un percorso a ritroso della storia per capire dove può essere nato questo rancore, quest’odio verso la nostra cultura. Poi per ragioni produttive, il mercante l’abbiamo fatto abbastanza di recente, mentre l’undici settembre lo abbiamo realizzato dopo per problemi di carattere finanziario, perché era un film complesso. Però a me sarebbe piaciuto farli insieme, in modo da analizzare il fenomeno oggi e trecento anni fa.

Quindi l’intenzione era quella di farne un dittico…

Questa era l’idea di partenza, poi come sempre accade, i problemi legati al piano finanziario costringono alcuni film ad essere rimandati.mercante

I problemi di carattere finanziario, quanto possono cambiare la stesura di un film o almeno i suoi film, quanto l’hanno cambiati.

Intanto, ed è una cosa che occorre sempre ricordare e che i film si fanno con il denaro. Quindi qualsiasi sceneggiatura uno inventa, deve poi pensare che ha bisogno di soldi per poterla realizzare. Questa poi è anche una forma di autocensura del cinema italiano. Esso fa commedie o film comici, perché sono più semplici da realizzare. Quindi si autocensura su temi che comporterebbero un investimento di denaro molto alto. Quali sono le riflessioni che fa uno sceneggiatore o un produttore: “No, questa cosa non la facciamo perché tanto non avrò mai soldi per farla” cosi vanno su temi più scurrili. Io ho cercato di affrontare film anche con grossi problemi di carattere produttivo. Con molta fatica, abbiamo messo insieme un piano finanziario. Undici settembre è costato nove milioni di euro che sembra una grande cifra, ma in realtà è poco più di quanto spendano per un catering nelle grandi produzioni americane. Evidente, poi che si paga lo scotto di un mercato che ha dei competitor fortissimi. I film americani sono fatti con grande maestria, con un dispendio di mezzi spropositati.

Probabilmente questi suoi film sono rivolti soprattutto al mercato estero che al nostro …

Come regista, penso al mio paese. Sono nato qui, vivo qui, è evidente che per me sarebbe una grossa soddisfazione, avere una “gratificazione di sala”, ottenere un successo commerciale in Italia. E’ evidente che la sala è un azzardo continuo, chi può dire oggi cosa incassa e cosa no. Giro i film in inglese, apposta per divincolarmi da queste eventualità.

Vajont fu un successo inaspettato …

Fu un grande successo di pubblico. Però analizzando gli incassi, abbiamo scoperto che il film ha incassato fino all’altezza di Bologna. Da Bologna in giù è stato un disastro. E’ un fenomeno che ha interessato molto il nord-est, la zona dove è accaduta questa immane tragedia. Più scendevamo verso sud, e più si intiepidiva l’interesse verso il film.

Carnera_-_The_Walking_MountainMi racconti del film “Carnera”

E’ stato il tentativo di realizzare un progetto su un grande italiano che ha conquistato il titolo mondiale e di farne un prodotto tipico di quel genere, ovvero un film di boxe, ma anche di valori umani, di racconto umano.

Carnera, presenta una particolarità nell’uso degli effetti speciali.

Beh si, perché tutti gli stadi e le arene, presenti nel film, in realtà non esistono. E’ stato tutto riprodotto virtualmente. Abbiamo lavorato in un teatro di posa, con un ring e con circa 200 comparse sedute. Il resto è stato ricostruito digitalmente.

L’aspetto digitale produttivamente e creativamente l’aiuta molto?

Oggi non si potrebbero affrontare alcuni progetti senza l’intervento del digitale. Che non vuol dire risparmiare del denaro, semmai serve per consentire al regista di realizzare delle scene irrealizzabili senza il digitale. Adesso stiamo affrontando il tema di Ustica. Le scene di volo le devo realizzare in digitale. Mentre l’aviazione americana ha appoggiato totalmente Tony Scott durante le riprese di Top Gun, in Italia questo non accade. Nessuna aviazione mi darebbe il permesso di salire e filmare certe cose.

Sono già inziate le riprese di Ustica?

Abbiamo già iniziato in computer grafica tutte le scene di volo, stiamo chiudendo il piano finanziario. Se il cielo ci aiuta, a settembre giriamo

Sempre con la Rai-01 distribution?

La Rai ha deciso di non entrare nel progetto per la delicatezza del tema trattato. E’ una coproduzione Italo-franco-belga. Per un progetto come Ustica, in Italia non si trova un euro.

Mi congedo da lui, con i soliti convenevoli, auguri pasquali inclusi. Lasciandomi dietro un senso di incompletezza, tralasciando forse la domanda più giusta da porre e che chissà per quale motivo non ho fatto: Perché un progetto come Ustica fa cosi paura?

                                                                                                                                                                                                                                                                  Tiziano Rapanà

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