Mese: aprile 2014

IL CURIOSO DEL CINEMA: IN NOMINE SATAN

wokat5KaE’ appena uscito nelle sale “In nomine Satan”. Interessante opera prima diretta da Emanuele Cerman. La pellicola narra in maniera romanzata la triste vicenda delle Bestie di Satana.  Un vero racconto di “genere” della più classica tradizione italiana che si rifa ai maestri del poliziesco come Lenzi e  Castellari, senza trascurare l’inchiesta di denuncia sociale tipica di registi del calibro di Petri, Rosi, Damiani. Il film vanta una presenza eccellente del cinema indie come Stefano Calvagna, nella veste di co-sceneggiatore e interprete di uno dei protagonisti del film. Distribuito da “Distribuzione Indipendente” con sole 21 copie in 11 regioni “In nomine Satan”, vaga tristemente nel girone infernale destinato ai prodotti indipendenti che non possono avere una programmazione adeguata nelle sale. Il regista mi ha raccontato alcuni aspetti della sua opera e delle difficoltà che ha superato per poterla realizzare.

Un debutto difficile il suo, raccontare la triste realtà delle bestie di satana. Perché ha scelto di narrare cinematograficamente un tema cosi delicato.

Ho sempre amato il cinema che offre allo spettatore la possibilità di pensare e di porsi delle domande. Come regista credo che cercherò sempre di trattare argomenti che possano offrire questa opportunità e per farlo non si possono cercare strade semplici. Quelle delle “bestie di Satana” è uno degli eventi più oscuri e misteriosi del nostro Paese e per quanto mi riguarda la verità su questa vicenda non è ancora emersa e forse non emergerà mai. Il mio film pone domande e lascia dubbi su una vicenda che ha ancora molto da dire. Ho tentato di creare un film che fosse un monito su qualcosa di terrificante che è accaduto e che potrebbe ancora accadere, chiamando in causa sia le responsabilità della società.v4bq8N4h

Che emozioni, sensazioni, ha provato il primo giorno di riprese, il suo primo giorno in assoluto da regista.

Non è stato il mio primo giorno da regista, avevo già diretto diversi corti. Più che emozionato ero teso, perché sono entrato nel progetto all’ultimo avendo avuto pochi giorni per cambiare la sceneggiatura, scegliere i pochi ruoli rimasti liberi nel cast, e soprattutto perché avevo solo dieci giorni per realizzare in condizione estreme un film difficilissimo. Ho superato subito la tensione iniziale e ho affrontato questa prova fisica e psicologica grazie alla calma e grazie al lasciare fluire la creatività liberamente. Questo grazie ad anni di ricerca interiore che mi hanno hanno cambiato come uomo facendomi diventare più consapevole. Per me un problema non è un impedimento insuperabile, ma solo un’occasione per risolverlo trovando nuove strade. E questo lo ripetevo sempre sul set, quando in quelle condizioni di lavoro impossibili molti si spaventavano, riportandoli così ad uno stato sereno di coscienza. “ se non mi agito io, perché vi preoccupate voi per me?”

Come ha conosciuto Stefano Calvagna?

Ho conosciuto Stefano di persona quando cercava uno sceneggiatore per raccontare il periodo più duro della sua vita attraverso un film.

Il suo film può essere definito come un prodotto di genere, oppure una vera e propria pellicola di denuncia sociale?

Il cinema è fatto di “generi”, tanti e tutti diversi tra loro. Generi che talvolta, come nel mio film, possono mescolarsi e magari essere utilizzati anche per una denuncia sociale.

AaOyJVFaCome sta vivendo questa difficoltà nella distribuzione del suo lavoro?

Solo 21 copie in undici regioni. La situazione è ancora più difficile del previsto perché le 21 copie sono in un circuito alternativo. Ora sto lavorando per ampliare il numero delle sale tradizionali, ma il film, anche per l’ argomento trattato non avrà vita facile. Le difficoltà non mi spaventano, sarà una distribuzione lenta, ma che alla fine spero prenderà il giusto spazio. Senza soldi alle spalle e un sistema distributivo cosciente, questo Paese rischia di affossare gran parte della cinematografia italiana più coraggiosa. Qui oltre a non esserci un’industria cinematografica, c’è gente sbagliata al posto sbagliato che ritiene il pubblico solo un consumatore passivo e poco intelligente. Ecco io invece sono di quelli che vuole offrire al pubblico la possibilità di scegliere. È inquietante vedere film che hanno anche 600 copie e altri che non hanno proprio spazio in sala, questa è una delle tante dimostrazioni della decadenza culturale di un Paese che ha messo da parte l’arte e il cinema non comprendendo le loro reali potenzialità. Mi auguro che qualcosa possa presto cambiare.

                                                                                                                                                                                                                                                                          Tiziano Rapanà

Il curioso del cinema: Conversando con Renzo Martinelli

Crede nel destino? Domanda curiosa da porre a un regista. Me l’ha fatto notare lo stesso Martinelli. Eppure era l’unica domanda che mi era venuta in mente. Renzo Martinelli, una filmografia, la sua segnata da numerose coincidenze, ogni suo film ha una storia che si concatena all’altra. Delle tante domande pensate, quella del destino mi sembrava l’unica sensata.

vajont martinelli scanRenzo Martinelli crede nel destino?

(ride) … è una domanda curiosa, si io ci credo fortemente. Anche perché se dovessi fare una riflessione sui film che ho fatto, dovrei costatare che son sempre stati i film ha scegliere me, e non io a scegliere loro. In qualche modo si sono incatenate una serie di circostanze per cui il film si è imposto alla mia attenzione.

Già dai tempi di Porzus?

Assolutamente si

In molti dei suoi film, c’è un aspetto interessato verso l’occulto, la preveggenza, gli oracoli, sogni premonitori…

(Ride nuovamente) sì, infatti, è vero! A proposito di Porzus, io mi stavo laureando per la terza volta in scienze politiche e mentre stavo preparando degli esami di storia contemporanea, mi ero imbattuto in una frase sibillina che recitava cosi … non dimenticherò mai l’efferato episodio di Porzus, di cui nessun libro di storia parlava… M’incuriosisco riguardo al tema, mi documento e scopro che Porzus si trova in una serie di piccole baite sopra Udine. Vado a Udine  e scopro che ci fu questa strage efferata da parte dei partigiani comunisti nei confronti dei partigiani cattolici e da li è nato il film. Mentre facevamo i sopralluoghi della pellicola, siamo andati per puro caso a Erto e Casso, il paese del Vajont, perché cercavamo un paesino che potessimo utilizzare per le riprese di Porzus. Qui siamo stati letteralmente aggrediti da un montanaro rude, che scoprì poi, essere Mauro Corona, il quale mi disse “ ma perché fate un film sui partigiani? Non gliene frega a nessuno dei partigiani. Fate un film sul ” Vajont”. Lui mi porta nella sua bottega e mi da un libro scritto da Tina Merlin, che fino allora non conoscevo, che si chiamava “sulla pelle viva”, che raccontava della tragedia del Vajont e li nasce l’idea del film. Tutti i film hanno avuto questa genesi, in qualche modo una serie fortuita di circostanze.

I suoi film possono essere definiti come pellicole di revisionismo storico …Porzus web

Questo nasce dal mio profondo amore per la storia. Ci sono molti modi di fare cinema, tutti ugualmente legittimi. A me piace questo tipo di cinema, che secondo me ha un potente valore maieutico, ovvero riesce a tirarti fuori delle riflessioni, alla quale non saresti arrivato senza il mio film. La pellicola ha questo enorme potere di far riflettere le persone. Questo è il cinema che piace a me. Evocare una verità che è stata in qualche modo manipolata, rimossa e comunicarla allo spettatore.

La vicenda narrata nel suo ultimo film “11 settembre 1683”, personalmente non la conoscevo…

Sì, perché purtroppo, è un altro episodio molto rimosso. Tutti ricordano la battaglia di Lepanto nel 1571, pochissimi sanno il pericolo mortale che l’Europa ha corso nel 1683, con il grande attacco sferrato dai turchi verso Vienna. Noi abbiamo cercato di far capire che quell’undici settembre è all’origine di quel malessere profondo che sfocerà poi nell’attacco alle torri gemelle. Quel malessere di un’intera cultura verso l’occidente nasce li, da questa grande sconfitta subita a Vienna. Poi l’Occidente ha sicuramente accelerato questo processo con le invasioni sovietiche razziali secondo le ricerche del petrolio, le guerre americane. Noi abbiamo accelerato un processo che era già in corso.

Ancora una volta una pellicola segnata dal destino, l’undici settembre 1683 che si ricollega in qualche modo all’undici settembre 2001. Il destino è un filo importante nella sua carriera …

Secondo noi, sì. Non è stata posta sufficiente riflessione su queste due date. E pensare che per il mondo musulmano la sconfitta di Vienna fu una ferita insanabile. Trecentomila guerrieri musulmani sconfitti da settantamila cani infedeli. Per loro fu una ferita veramente insanabile, per una popolazione, una cultura orgogliosa come quella musulmana, quella sconfitta lasciò il segno.

Il film soprattutto è un racconto avventuroso. Chi non è interessato a queste sfumature storiche, può concentrarsi sul prodotto d’intrattenimento. Questa è una caratteristica fondamentale nei suoi film.

Io ho avuto la fortuna di scrivere un paio di sceneggiature con un grande sceneggiatore italiano, forse uno dei più grandi che è stato Furio Scarpelli della coppia Age e Scarpelli. Porzus lo abbiamo scritto insieme. Furio mi diceva spesso: “ ricordati che il cinema deve insegnare emozionando”. Io ho fatto tesoro di questa frase di Furio, perché secondo me se si riesce a coniugare l’impegno civile, la ricerca storica, la denuncia con la spettacolarità, io credo che sia un risultato straordinario. Io pur non annoiandoti, pur dandoti delle emozioni t’insegno delle cose. E’ evidente che il cinema non può avere una funzione esaustiva, ma una funzione enorme di stimolo di approfondimento.

11-settembre-1683_coverAll’estero questi film come sono visti?

Quello che pochi sanno e che nonostante in Italia io sono spesso attaccato dalla critica per i più svariati motivi, i miei film all’estero vendono. Barbarossa è stato venduto in sessanta paesi, è il film della rai più venduto all’estero. Perché lo giriamo in inglese, perché è un modo di girare molto internazionale. E’ un buon prodotto di genere che trova sul mercato una sua collocazione. Tutti i miei film sono stati venduti all’estero.
L’ultimo film da lei girato ha come protagonista, F. Murray Abraham. Mi racconti il suo rapporto con lui, ormai si può definire il suo attore “feticcio”…

Beh, intanto è un rapporto di grande amicizia, di grande stima reciproca. Lavorare con Murray per un regista è un vero piacere. E’ un uomo che arriva sempre preparatissimo sul set, non ha mai un minuto di ritardo, conosce tutte le sue battute e quelle degli attori coinvolti nella scena. Al primo ciak, la scena è già buona, se ne fa un secondo per scrupolo. E’ veramente un piacere lavorare con un uomo cosi. Ogni volta che faccio un film, cerco di ritagliargli un ruolo che in qualche modo mi consente di stare con lui una settimana, dieci giorni e tirar fuori un personaggio che pochissimi attori sarebbero in grado di rendere con tutte le sfumature di cui è capace Murray.

Tra l’altro il film è anche l’ultimo interpretato da Gianni Musy …

Sì, purtroppo sì. Noi l’abbiamo avuto sul set e stava bene, insomma acciaccato un po’ dagli anni, ma nulla lasciava presagire che potesse andarsene cosi presto.

A proposito di puntualità, si può dire lo stesso di Rauger Hauter, protagonista di Barbarossa? Se ne raccontano parecchie

(Abilmente si divincola dalla mia domanda)… Un altro attore importante con cui ho lavorato è stato Harvey Kaitel, per il mercante di pietre. Con lui c’è un bellissimo rapporto di stima e di amicizia, però sul set è faticosissimo. E’ un grande professionista, ma ha un metodo di lavoro tutto suo, particolare, che viene dai film che ha fatto con Scorsese. Per cui molta improvvisazione attaccamento alla battuta e alla sceneggiatura. Improvvisa moltissimo sul set, ha bisogno sempre di un’ora e mezza di preparazione psicologica prima di un ciak. Per un regista diventa una bella fatica.

Il mercante di pietre, che ha appena citato, cosi come undici settembre 1683 hanno un tema in comune, in altre parole la questione dell’intolleranza religiosa e culturale …

I due film sono stati scritti, in realtà, insieme. Perché a me piaceva con il mercante, analizzare il malessere oggi. Perché dopo l’attacco alle torri abbiamo scoperto che esiste una cultura cosi invelenita dall’occidente, cosi incattivita contro l’occidente. Con l’undici settembre ho cercato di andare alle radici di questo malessere, facendo un percorso a ritroso della storia per capire dove può essere nato questo rancore, quest’odio verso la nostra cultura. Poi per ragioni produttive, il mercante l’abbiamo fatto abbastanza di recente, mentre l’undici settembre lo abbiamo realizzato dopo per problemi di carattere finanziario, perché era un film complesso. Però a me sarebbe piaciuto farli insieme, in modo da analizzare il fenomeno oggi e trecento anni fa.

Quindi l’intenzione era quella di farne un dittico…

Questa era l’idea di partenza, poi come sempre accade, i problemi legati al piano finanziario costringono alcuni film ad essere rimandati.mercante

I problemi di carattere finanziario, quanto possono cambiare la stesura di un film o almeno i suoi film, quanto l’hanno cambiati.

Intanto, ed è una cosa che occorre sempre ricordare e che i film si fanno con il denaro. Quindi qualsiasi sceneggiatura uno inventa, deve poi pensare che ha bisogno di soldi per poterla realizzare. Questa poi è anche una forma di autocensura del cinema italiano. Esso fa commedie o film comici, perché sono più semplici da realizzare. Quindi si autocensura su temi che comporterebbero un investimento di denaro molto alto. Quali sono le riflessioni che fa uno sceneggiatore o un produttore: “No, questa cosa non la facciamo perché tanto non avrò mai soldi per farla” cosi vanno su temi più scurrili. Io ho cercato di affrontare film anche con grossi problemi di carattere produttivo. Con molta fatica, abbiamo messo insieme un piano finanziario. Undici settembre è costato nove milioni di euro che sembra una grande cifra, ma in realtà è poco più di quanto spendano per un catering nelle grandi produzioni americane. Evidente, poi che si paga lo scotto di un mercato che ha dei competitor fortissimi. I film americani sono fatti con grande maestria, con un dispendio di mezzi spropositati.

Probabilmente questi suoi film sono rivolti soprattutto al mercato estero che al nostro …

Come regista, penso al mio paese. Sono nato qui, vivo qui, è evidente che per me sarebbe una grossa soddisfazione, avere una “gratificazione di sala”, ottenere un successo commerciale in Italia. E’ evidente che la sala è un azzardo continuo, chi può dire oggi cosa incassa e cosa no. Giro i film in inglese, apposta per divincolarmi da queste eventualità.

Vajont fu un successo inaspettato …

Fu un grande successo di pubblico. Però analizzando gli incassi, abbiamo scoperto che il film ha incassato fino all’altezza di Bologna. Da Bologna in giù è stato un disastro. E’ un fenomeno che ha interessato molto il nord-est, la zona dove è accaduta questa immane tragedia. Più scendevamo verso sud, e più si intiepidiva l’interesse verso il film.

Carnera_-_The_Walking_MountainMi racconti del film “Carnera”

E’ stato il tentativo di realizzare un progetto su un grande italiano che ha conquistato il titolo mondiale e di farne un prodotto tipico di quel genere, ovvero un film di boxe, ma anche di valori umani, di racconto umano.

Carnera, presenta una particolarità nell’uso degli effetti speciali.

Beh si, perché tutti gli stadi e le arene, presenti nel film, in realtà non esistono. E’ stato tutto riprodotto virtualmente. Abbiamo lavorato in un teatro di posa, con un ring e con circa 200 comparse sedute. Il resto è stato ricostruito digitalmente.

L’aspetto digitale produttivamente e creativamente l’aiuta molto?

Oggi non si potrebbero affrontare alcuni progetti senza l’intervento del digitale. Che non vuol dire risparmiare del denaro, semmai serve per consentire al regista di realizzare delle scene irrealizzabili senza il digitale. Adesso stiamo affrontando il tema di Ustica. Le scene di volo le devo realizzare in digitale. Mentre l’aviazione americana ha appoggiato totalmente Tony Scott durante le riprese di Top Gun, in Italia questo non accade. Nessuna aviazione mi darebbe il permesso di salire e filmare certe cose.

Sono già inziate le riprese di Ustica?

Abbiamo già iniziato in computer grafica tutte le scene di volo, stiamo chiudendo il piano finanziario. Se il cielo ci aiuta, a settembre giriamo

Sempre con la Rai-01 distribution?

La Rai ha deciso di non entrare nel progetto per la delicatezza del tema trattato. E’ una coproduzione Italo-franco-belga. Per un progetto come Ustica, in Italia non si trova un euro.

Mi congedo da lui, con i soliti convenevoli, auguri pasquali inclusi. Lasciandomi dietro un senso di incompletezza, tralasciando forse la domanda più giusta da porre e che chissà per quale motivo non ho fatto: Perché un progetto come Ustica fa cosi paura?

                                                                                                                                                                                                                                                                  Tiziano Rapanà

IL CURIOSO DELL’ORRORE: ANTONIO TENTORI

aenigmaOggi, il curioso dell’orrore incontra uno dei personaggi più rappresentativi del cinema di genere italiano: Antonio Tentori. Debutta come soggettista del film Aenigma di Lucio Fulci, con il quale inizierà una proficua collaborazione, segnata da lavori come Un gatto nel cervello e Daemonia. In seguito ha collaborato con registi come Bruno Mattei, Joe D’amato e Dario Argento. Saggista di numerosi libri dedicati al nostro cinema di genere, con lui parleremo dello stato del nostro cinema popolare e anche delle sue esperienze come sceneggiatore.

Le nuove promesse dell’horror indipendente possono, in qualche modo, inaugurare un nuovo corso per il cinema di genere italiano?

Esiste già da anni una nuova dimensione del cinema horror italiano ed è quella del cinema indie. Non so se è un nuovo corso, ma è 8017229462047sicuramente una realtà importante e di cui tenere conto. Personalmente ho lavorato in questi ultimi anni con alcuni registi dell’horror indipendente (Pastore, Tagliavini, Lepori) e devo dire che mi sono trovato in sintonia con le loro idee. Credo che nel cinema indie ci siano autori validi, che hanno molto da dire.

Come una crisalide, film da lei scritto e diretto da Luigi Pastore, è stato acquistato dalla Troma production. I nostri film di genere possono ancora trovare una distribuzione all’estero?

I nostri film di genere possono senz’altro trovare una distribuzione estera. L’esempio che fai di Come una crisalide ne è una prova, ma come questo anche altri film. All’estero siamo ancora molto apprezzati e quando un lavoro è ben realizzato una distribuzione in altri paesi non è poi così difficile da trovare.

Percorrere l’horror è l’unica via possibile, per ripensare un cinema commerciale in Italia?gatto

Non c’è solo il genere horror. Per un cinema che sia autenticamente commerciale, nel senso più vero del termine cioè che attiri il pubblico nelle sale, si dovrebbe ricominciare a praticare anche altri generi (cosa che negli altri paesi fanno normalmente), come il thriller, il poliziesco e l’erotico.

Un ricordo di Lucio Fulci

Lucio Fulci è stato il mio maestro. Non mi stancherò mai di ripetere che senza di lui probabilmente non avrei iniziato a scrivere sceneggiature. Era una persona straordinaria, con cui ho vissuto momenti indimenticabili frequentandolo e poi lavorando con lui e sui set. Alla scorsa edizione dell’Italian Horror Fest di Nettuno c’è stata una serata dedicata a Lucio, con ospiti la figlia Antonella, Fabio Frizzi, che ha composto le musiche di tanti film di Fulci, e io. Dopo il bellissimo concerto di Fabio, all’arena è iniziato Un gatto nel cervello e ho visto con piacere che, nonostante l’ora tarda, c’erano ancora molti spettatori. Il cinema di Fulci continua ad essere amato e questo per me, che ho avuto la fortuna di lavorarci, è motivo di grande onore.

Come giudica draculal’esperienza di Dracula 3D?

Dracula di Dario Argento la ritengo un’esperienza eccezionale perché, pur conoscendolo da molti anni, era la prima volta che lavoravo insieme a lui. E’ stata una sfida, nel senso che dovevo dare il meglio di me stesso per scrivere una sceneggiatura incentrata su un personaggio come Dracula, su cui sono stati fatti moltissimi film. Dario, Stefano Piani e io ci siamo addentrati nel mondo di Dracula prendendo spunto dal romanzo di Bram Stoker, ma inventando diverse parti e inserendo personaggi nuovi. Il film ha un forte fascino onirico, tipico dello stile di Argento, e mi ha particolarmente gratificato partecipare alla sua anteprima al Festival di Cannes.

Cosa resta, oggi, di quel vecchio artigianato cinematografico italiano, amato e studiato in tutto il mondo?

Restano innanzitutto i film! Che continuano ad essere amati e seguiti dai fan di tutto il mondo. E che vengono ancora imitati e omaggiati da registi di altre cinematografie. Restano poi molti registi che hanno lavorato negli anni d’oro del cinema italiano di genere e che secondo me hanno ancora molto da raccontare. Del vecchio artigianato non so, perché indubbiamente i tempi sono cambiati dall’avvento del digitale in avanti. Comunque è senz’altro un patrimonio che rimane a chi sa recepirlo e farlo proprio.

                                                                                                                                                                                                                                                                Tiziano Rapanà