Fresia: un film che non è all’altezza della storia che racconta

Il 7 Gennaio 2013 è stato presentato, al Db d’Essai di Lecce, il film “Fresia” di Corrado Punzi, finanziato da Apulia Film Commission. La sala del Db d’Essai ha raccolto più di cinquecento persone, molte delle quali sono rimaste in piedi per tutta la durata del film. Raramente a Lecce ci è capitato di vedere tanto interesse e partecipazione per un film. Le aspettative erano altissime.

“Fresia” racconta la storia di una donna (Fresia, appunto) che ha perso il marito Omar Venturelli durante la brutale dittatura di Pinochet, in Cile. Fresia, dopo la scomparsa del marito, ha deciso di passare il resto della propria vita a cercare giustizia. Negli ultimi mesi della sua esistenza, pur afflitta da un grave tumore, riesce finalmente a trovarsi faccia a faccia in un tribunale di Roma con colui che è ritenuto responsabile dell’omicidio e delle torture inflitte ad Omar Venturelli: Alfonso Podlech. Il film segue il processo, fino alla fine, e lo fa attraverso lo sguardo dell’avvocatessa leccese Marta Vignola.

La storia personale di Fresia è appassionante. Fresia e suo marito Omar Venturelli credevano nel socialismo di Salvador Allende, presidente democraticamente eletto poi assassinato con il colpo di stato (sostenuto dagli Stati Uniti) di Augusto Pinochet. E per questo, entrambi hanno pagato. Omar con la morte, Fresia con l’esilio. Nonostante le difficoltà che hanno caratterizzato tutta la vita della protagonista del film, conoscere la sua storia è qualcosa che riempie di fiducia. Perchè Fresia ha lottato ed ha creduto fermamente in una causa, dedicando alla ricerca della verità e della giustizia tutta la sua vita. E questa fede così forte è una cosa bellissima, rara. Ma la storia di Fresia, per quanto ammirevole sia, non basta per rendere ammirevole anche il film che ha tentato di raccontarla.

“Fresia” di Corrado Punzi è un progetto interessante, ma risulta decisamente noioso. La narrazione è lenta, le inquadrature stancano, e mai si riesce a capire bene ciò che sta succedendo. Sembra di vedere delle riprese fatte in modo amatoriale. Difficile mettere in dubbio il fatto che riprendere un processo giudiziario e montarlo sia un’operazione assai complessa. Non si può richiedere troppo. Ma si poteva ottenere decisamente di più, per rendere il film più godibile e chiaro. Molte delle cose che il film ha espresso possono essere percepite pienamente solo se ci si informa sulla storia di Fresia prima della visione del film. Nulla è espresso autorevolmente, molte interpretazioni del racconto sembrano lasciate al caso, e nelle storie di questo tipo non dovrebbe essere così.

Il governo italiano, attraverso la sua “giustizia”, ha rimesso in vita, 36 anni dopo, la brutalità della dittatura di Pinochet: non una parola critica viene spesa nel film per stimolare delle riflessioni sul modo in cui il processo si è svolto, sul modo in cui si è concluso, e non si dice nulla sul fatto che lo stato italiano sia stato – evidentemente – complice della crudeltà inflitta a Fresia. Inoltre molte scene puntano a commuovere, e questa è una cosa che imbarazza tantissimo lo spettatore attento, mentre rende glorioso il film agli occhi di uno spettatore che ha la “lacrima facile”.

Una storia come quella di Fresia meritava una narrazione migliore, all’altezza della vita di una donna la cui vicenda ha un sapore eroico.

Gabriele Cavalera

Federico Oliva

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